Dal Giappone l’ispirazione per un’idea semplice ma geniale: i vestiti che crescono con i bambini

I figli sono pezzi di cuore

Motori d’amore che catalizzano le risorse umane – e materiali – dei genitori. Procreare è un investimento in tutti i sensi, e per questo, sempre più, le coppie scelgono di prendersi tutto il tempo necessario a stabilizzarsi economicamente, prima di farlo.

Children_clothesSoprattutto nei primissimi anni di vita i bambini crescono a vista d’occhio. Un passo alla volta vanno alla scoperta del mondo e si rendono autonomi dai genitori. Ogni giorno è fonte di nuove conquiste ed esperienze…e per affrontarle è necessario un continuo ricambio di guardaroba. Si è calcolato infatti che, prima dei tre anni di vita del pargolo, si spendono circa 2.000 sterline in capi di vestiario.

 

Ne consegue che, per tamponare l’emorragia del portafoglio, molti genitori conservano i capi del pargoletto per riutilizzarli in caso di secondo (e magari anche terzo) figlio. Chi si ferma al primo invece, magari, dona gli indumenti dismessi a parenti, amici e/o famiglie bisognose. Un modo, questo, che si rivela indubbiamente efficace, quantomeno per arginare gli sprechi economici e l’inquinamento. Tuttavia, una serie di problemi di fondo rimangono aperti. Vale a dire, la necessità di un incessante rifornimento da parte dei consumatori spinge il mercato a una produzione intensa, con ripercussioni inevitabili sulla qualità delle merci, e sulla retribuzione dei lavoratori.

Petit Pli: cosa c’entra l’abbigliamento con l’origami?

Petit_PliUna soluzione potrebbero essere i vestiti espandibili, ovvero capaci di “crescere” di pari passo al bambino plasmandosi di volta in volta sulla forma e sulle dimensioni del suo corpo. A pensarci e tradurre l’idea in azione è stato il giovane designer Ryan Yasin che, combinando alcuni tessuti con i principi matematici, è riuscito a rispondere a un quesito ambizioso: gli indumenti possono trasformarsi da oggetti statici in dinamici? La risposta, affermativa, è arrivata con Petit Pli, linea basata sul concetto di origami. Ciascun capo, infatti, è composto da una serie di pieghe allungabili in 3D che assecondano le varie fasi della crescita da tre mesi a tre anni.

Petit Pli si avvale di materiali ultra leggeri, impermeabili e traspiranti perché i bambini sono atleti dell’estremo”. Così si legge sul sito del progetto, la cui commercializzazione potrebbe avvenire nei prossimi mesi, dato che Ryan Yasin ha avviato i contatti con aziende del settore per lanciare la produzione su scala industriale.

I vestiti Petit Pli sono realizzati mediante tessuti caratterizzati da una struttura auxetica, che consente loro di allargarsi se vengono allungati, e viceversa. L’iniziale fase di progettazione è stata alquanto laboriosa perché, raccogliendo i feedback dei genitori, Ryan Yasin aveva constatato che questi non gradivano che i materiali entrassero a contatto con la pelle dei bambini.

La ricerca di un’alternativa funzionale ha portato al confezionamento di indumenti simili a un’armatura medievale, che possono essere piegati e infilati in valigia senza sgualcirsi, e che sono lavabili in lavatrice senza che le pieghe si rovinino.

La necessità aguzza l’ingegno (degli zii frustrati)

Petit_PliMia sorella aveva da poco avuto un bambino, e prima di vederlo gli avevo comprato dei vestiti. Quando però sono riuscito a farglieli avere, lui era cresciuto e non ci entrava più. Questo ha innescato la molla dell’ispirazione, in quanto ho cominciato a chiedermi come si potesse risolvere la questione”. Petiti Pli è nata quindi da un’esigenza personale connessa a un episodio della sua vita privata, ha spiegato Ryan Yasin.

Il suo background formativo lo ha indubbiamente agevolato a imboccare la giusta direzione, in quanto il 24enne si è laureato in ingegneria aeronautica. Allo studio presso il Royal College of Art di Londra è peraltro seguito un periodo in Giappone, durante il quale la sua attenzione è stata catalizzata dagli innovatori del settore della moda. Tra questi, Issey Miyake ha utilizzato principi matematici per confezionare vestiti simili a sculture.

L’impegno premia

Petiti Pli è valso a Ryan Yasin il Dyson Award inglese, che gli ha fruttato 2.000 sterline. Ora il 24enne è in lizza per l’equivalente internazionale del premio, che verrà assegnato a fine mese e che porterà 30.000 sterline nelle tasche del vincitore. “Voglio fare in modo che Petit Pli raggiunga più persone possibile, voglio perfezionare il marchio, e voglio farlo arrivare al mercato. Più di tutto, però, voglio continuare a impegnarmi per realizzare il connubio tra tecnologia e moda, e potenziare le abilità umane espresse attraverso l’abbigliamento. D’altronde non è un caso che questo venga definito una seconda pelle”. 

 
francesca garrisi
 
 

 

 

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