Come il furto di un cellulare diventa un corto da 6 milioni di visualizzazioni

Può un evento negativo dar vita ad un’idea geniale?

Anthony Van der Meer, studente di Rotterdam,“ grazie” al furto del suo cellulare, ha realizzato un piccolo gioiello di inchiesta giornalistica. L’idea è scaturita dalla curiosità: che tipo di persona è quella che ruba un telefono? Dove finiscono i cellulari sottratti? Vengono rivenduti o sfruttati ad uso personale? Find my phone, attualmente sei milioni di visualizzazioni, è la risposta a quesiti del genere.

Anthony, rimasto senza smartphone, ne compra uno ad hoc, modificandone il software in modo che possa essere controllato da remoto senza che il ladro se ne accorga. Installa anche Cerberus, app specializzata nello spionaggio, che localizza il dispositivo ogni qualvolta il rapinatore sia connesso ad Internet. Il ragazzo tenta un esperimento sociale: lascia in stazione uno zaino con il cellulare al suo interno, fingendosi distratto. Il furto, se non altro, accade dopo ben due giorni di tentativi.

Il ladro butta la SIM ma rimane ignaro del dispositivo che controlla il telefono, tramite il quale Anthony può ascoltare chiamate, messaggi vocali, girare video e scattare foto a sua insaputa. Ricostruisce così, unendo le informazioni, la vita del malfattore: straniero, residente ad Amsterdam, tendenzialmente povero e dedito a piccole attività criminali. Incredibile come, alla fine dell’esperimento, Anthony provi quasi empatia per la persona che gli ha rubato il cellulare, arrivando in pratica a condividere la sua vita quotidiana.

La vera domanda è: fin dove ci si può spingere con le nuove tecnologie se si arriva a controllare la vita di una persona? Immaginate, con le nuove app, che informazioni potrebbe ottenere un potenziale criminale. 

 

di Irene Caltabiano

 

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