Come si scrive un romanzo?

Prima regola: inizia a scrivere.

Scrivere bene è frutto di talento, tecnica e passione per le storie. Capita spessissimo, durante una conversazione con amici, colleghi di lavoro o semplici conoscenti, di sentir dire qualcosa tipo: «Vorrei tanto riprendere a scrivere, ma non trovo mai il tempo.»

Scuse. Si tratta di semplici scuse. Chiunque sia tanto ardito da fare un’affermazione del genere sta rivelando chiaramente e con forza la propria passione. Non esiste impedimento alcuno, sulla faccia della terra, per non realizzare questo sogno.

Citando Mogol: “Come può uno scoglio arginare il mare?”. Che si tratti di poesie, racconti o romanzi, non esistono lavori troppo stressanti, figli da accompagnare a scuola o in palestra, code alla cassa del supermercato e calamità varie che tengano.

Una scala alta cento metri si sale comunque un gradino alla volta e chiunque, compreso il Papa o il presidente degli Stati Uniti d’America, può ritagliarsi uno spazio nell’arco della giornata per buttare giù una pagina. Potrà sembrare strano, ma anche la Divina Commedia è stata scritta una pagina alla volta.

Quel che blocca all’inizio, specie se si è a digiuno di scrittura da molto tempo, è la paura del giudizio. Ritenere di non essere all’altezza dei grandi autori o di scrivere cose banali è il tipico conflitto interiore che impedisce alle parole di prendere forma.

Ci sono vari modi per superare questo ostacolo, non ultimo un ciclo mirato di psicoterapia, ma una tecnica efficace e a costo zero può essere proprio quella di esporre questo conflitto a se stessi, mettendolo nero su bianco.

Confessare le proprie paure a briglia sciolta, davanti allo specchio, è un atto di grande coraggio. Leggere e rileggere ciò che più ci spaventa, al riparo da occhi indiscreti, è una forma di autoaiuto che per quanto possa suonare bizzarra, produce invece ottimi risultati.

 

Così come visualizzare la presentazione del proprio romanzo e abbozzare un’ipotetica intervista. Non abbiate paura di esagerare: se il vostro mito è Maurizio Costanzo, immaginate che vi stia facendo delle domande e rispondetegli per iscritto.
Ebbene sì, il segreto per scrivere una bella storia è… iniziare a scrivere!

Segui il naturale flusso delle tue parole.

Non c’è una regola fissa per la stesura. A volte stai passeggiando e ti vengono in mente titolo e incipit in un colpo solo, altre può capitare di scrivere i primi due o tre capitoli senza avere la minima idea di dove si sta andando a parare. Quello che conta è seguire l’ispirazione senza giudicarsi, perché ciò che inizialmente sembra non aver senso, poco dopo lo avrà.

Il consiglio è di scrivere di getto, senza badare troppo alla forma né alla sintassi. Proprio così, in questa fase “di pancia” ci si può prendere la libertà di commettere degli errori, perché poi rileggendo si avrà tutto il tempo per correggerli. Farlo subito, invece, potrebbe bloccare il flusso creativo e indurre a mollare, alla lunga.

Nel film Scoprendo Forrester, il protagonista impersonato da Sean Connery batte su questo tasto con particolare enfasi, nel momento in cui svela al suo allievo i primi trucchi del mestiere. Guardare questa pellicola, immedesimandosi, può essere di notevole aiuto per trovare le risposte agli interrogativi più comuni.

Poco dopo aver dato fuoco alle prime polveri, inoltre, è sempre utile buttar giù una trama. Un romanzo ha bisogno di essere scritto ma anche strutturato, per cui non bisogna trascurare l’importanza di un valido intreccio.

Ok, forse qualche regola da seguire c’è.

Show don’t tell, dicono gli anglosassoni. Questa espressione di tecnica narrativa è in realtà una raccomandazione per gli scrittori che fanno un uso eccessivo di spiegazioni e commenti a discapito dell’azione e dei dialoghi.

Occorre pensare al proprio romanzo come a un film e rivelare i personaggi non solo attraverso le classiche descrizioni ma usando i dialoghi e rappresentandone le azioni. Comunicare per immagini, in sostanza, in modo che il lettore possa “vedere” la scena, più che “leggerla”. Così facendo, la trama risulta più interessante e avvincente.

Altri due aspetti importantissimi sono la scelta dei nomi e la cronologia degli eventi. Parliamoci chiaro, se stiamo raccontando le vicende di un duro sciupafemmine alla Renegade, non possiamo chiamare Pierino il nostro protagonista, altrimenti non sarebbe credibile. Il nome è un po’ come un vestito: deve cadere a pennello su chi lo indossa.

Riguardo alle date in cui si svolgono i fatti e ai vari salti temporali, poi, c’è da fare davvero molta attenzione. Bisogna essere un po’ ragionieri, in questo caso, e calendario alla mano verificare che tutto torni. Anche per questo è opportuno scrivere prima la trama, in modo da avere una sorta di guida.

Ricordarsi sempre, poi, che il protagonista deve avere un desiderio o un problema da risolvere, altrimenti la storia non ingrana. Ovviamente non possono mancare antagonisti, conflitti e colpi di scena, sennò la storia diventa prevedibile. E al lettore piace essere sorpreso.

Un passo alla volta siamo arrivati al finale. Massima concentrazione, qui, perché le ultime battute sono quelle che rimangono più impresse nella memoria di chi legge. Esistono romanzi potenzialmente meravigliosi che si sono giocati gli onori della cronaca proprio per un epilogo modesto. Certo, riuscirci non è affatto facile, ma questo è un motivo in più per curare questa parte con l’attenzione che merita. 

Infine non resta che darsi una bella pacca sulla spalla e regalare la propria opera al mondo. Come? Inviando il manoscritto a tutte le case editrici interessate al genere, ad esempio. Ma anche autopubblicandolo su Amazon Kindle Store o la piattaforma Ilmiolibro. Per spargere di più la voce, poi, si può investire qualche euro pubblicizzando l’opera su Facebook o usando Google AdWords.

Buona fortuna!

 

di Giovanni Antonucci

autore del romanzo "Veronica Fuori Tempo"