Benvenuti in Giappone, dove gli amici si affittano ad ore

«Parlare con qualcuno che non conosco mi aiuta a capire meglio me stessa».

 Takanobu-NishimotoNodoka, giovane donna giapponese, sta incontrando davanti un cinema un uomo con il doppio dei suoi anni. Non è un appuntamento romantico, né un tête-à-tête per un caffè. O, perlomeno, non lo è in maniera gratuita.

Amici in affitto

Tokyo conta 35000 abitanti ma spesso ciò che si può o non si può dire, persino con parenti o amici stretti, è influenzato dai severi codici sociali e morali nipponici. Takanobu Nishimoto ufficialmente è docente di Moda e design all’Università di Osaka ma di secondo lavoro fa l’amico. L’amico a ore. 
 

Nessun riferimento sessuale. Il professionista nipponico ha clienti di ogni tipo ed età e la sua attività consiste principalmente nell’ascoltare qualsiasi cosa le persone abbiano da dire, da rivelare, da esorcizzare: dubbi, preoccupazioni, momenti di difficoltà esistenziale.

Si chiamano osaka, uomini dai 45 ai 55 anni che, per mille yen all’ora (circa otto euro), mettono a disposizione “cuore e orecchie”. Nishimoto ha elaborato il progetto anni fa e il suo network conta oggi sessanta rappresentanti per tutto il Giappone.

takanobu-nishimotu-3Sembra assurdo, ma molte persone li preferiscono a uno psicologo professionista. Takanobu e la sua squadra, dall'inizio dell'attività, hanno ascoltato più di tremila "bisognosi", da pensionati solitari, ad adolescenti innamorate e non corrisposte, a malati terminali. Chiunque ne abbia bisogno può registrarsi al servizio online e richiedere un appuntamento.

«Per me il servizio è più di un semplice hobby» dice Nishimoto. «L’idea iniziale era migliorare l’immagine dei ragazzi della mia età, non più giovincelli ma ancora non così vecchi, pronti ad avere una sana conversazione».
 

Idea bislacca? A giudicare dalla clientela, affatto. Nishimoto conta circa trenta-quaranta richieste al mese, di cui circa il 70% donne. «Una signora di ottant'anni "mi affittava" per qualche ora semplicemente per fare una passeggiata al parco. Sono diventato una specie di figlio per lei».

Non esiste una clientela tipo. Gli habituè di Takanobu vanno dal pescatore stanco di aspettare una preda in solitaria, uno studente del college con grandi ambizioni ma a cui manca il supporto della famiglia, un bizzarro impiegato che non sa come comportarsi con il capo autoritario.

Perché il Giappone

hkikomoriIl Sol Levante non è certo avulso a problemi di incomunicabilità e difficoltà nelle relazioni interpersonali della sua popolazione. Conseguenza probabilmente di una società troppo rigida e inquadrata;  Il Giappone infatti è il Paese degli hikikomori, adolescenti o giovani adulti che si chiudono in casa, preferendo di gran lunga passare la propria vita al pc o ai videogiochi piuttosto che stringere amicizia. 

Tale riservatezza sul proprio mondo emotivo ha ripercussioni anche a livello professionale. Il numero di morti suicidi per lo stress da lavoro (karoshi) è in costante aumento. Si potrebbe evitare una percentuale così alta se le persone si sapessero ascoltare un po’ meglio e non pretendessero così tanto da sé stesse?

Molti scelgono gli osaka perchè gli permette di dimenticare le aspettative altrui e parlare liberamente, rompendo determinati schemi sociali troppo rigidi. «C’è una me diversa per gli amici, la famiglia, il mio ragazzo» dice Nodoka. « Io plasmo me stessa in relazione agli altri.  Quando sono con Takanobu tutto questo scompare». 

L'abitudine di usufruire del tempo di qualcuno a pagamento non è nuova; ultimamente molte agenzie stanno offrendo il servizio affitta un amico, pagato ad ore, per qualsiasi occasione: matrimoni, funerali, feste. Se da un lato risulta un servizio utile, rimane l’amaro in bocca nei confronti di una società talmente isolata e controllata da non riuscire a esprimere sè stessa sul piano emotivo.

Mr Nishimoto ha pensato più volte di interrompere il servizio di ascolto. Ma ha capito che lui aveva bisogno dei clienti più o meno quanto loro avevano bisogno di lui. «Onestamente non ho mai avuto problemi con qualche richiesta strana. Anzi. Ho sempre avuto un sacco di esperienze emotivamente significative».

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di Irene Caltabiano

 

 

 
 

 

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